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Sorgente Tufere - Pisogne (BS) - Giugno 2010
Cenni Storici
La Sorgente Tufere si trova sulla sponda Bresciana del Lago d’Iseo, nel territorio comunale di Pisogne, precisamente sopra l’abitato di Govine.
La grotta è conosciuta già a metà del 1700, è infatti segnata su alcune mappe del periodo, datate 1750. Il nome stesso Govine sembra derivare dal nome etrusco Cuvina (caverna).
L’importante portata idrica di questa sorgente fu sfruttata già a inizio Ottocento per l’alimentazione di forni per l’estrazione del ferro; il minerale era estratto nelle vicine miniere della Valle del Trobiolo e lavorato a Govine, grazie all’energia ricavata dalla perenne cascate delle Tufere.
Con il cessare dell’attività estrattiva tutti i forni furono chiusi, ma la sorgente continua tutt’oggi a essere sfruttata sia per la produzione di corrente elettrica che per alimentazione dell’acquedotto.
Dal punto di vista speleologico la sua storia è molto più recente. Le prime esplorazioni sono avvenute verso la fine del 1980, per merito di Roberto Ziglioli e Luciano Clarari dello Speleo CAI Lovere.Furono riprese a metà degli anni novanta sempre dagli speleologi di Lovere che coinvolsero speleo-subacquei. In particolare Luigi Casati (GGLecco) e Giovanni Foti (GGB Brescia), che per primi superarono le strettoie iniziali ed esplorarono per un centinaio di metri il sifone.
E’ però il 2010 l’anno della svolta, quando sempre coordinate dallo Speleo CAI Lovere riprendono le esplorazioni: Luca Pedrali e Davide Corengia del Gruppo Grotte Milano accedono per primi alle zone post -sifone e sono tuttora in corso le esplorazioni dei nuovi ambienti.
Prima esplorazione 12/06/2010
Dopo un primo tentativo di esplorazione, interrotto per ragioni di sicurezza legate alla scorta di gas, ritorno alla sorgente delle Tufere con materiale più idoneo a questo tipo di immersione.
Questa volta sarò solo poiché Davide, amico e compagno di esplorazioni, ha subìto una lesione al ginocchio.
Mi sono preparato fisicamente e psicologicamente a questa immersione che presenta delle problematiche legate non tanto alla profondità, sono al massimo 15 metri, ma alla presenza di ripetute strettoie.
Per raggiungere la sorgente si percorre un sentiero di qualche centinaio di metri, quindi, per il trasporto dell’attrezzatura approfitto dell’aiuto di Roberto (speleologo del CAI) con dei colleghi, di mia moglie Nadia e dei miei amici Andrea, Caramella, Michela e Tiziano dello staff Lota Lota Sub.
Una volta raggiunta la sorgente, mi appresto a preparare l’attrezzatura e provvedo alla vestizione, entro in acqua poco dopo le 10:00.
L’acqua è limpida e riesco a scorgere la sagola che Davide ed io avevamo posto fino a 90 metri dall’ingresso, mi volto, faccio un cenno di “ok” agli amici fuori e comincio l’immersione.
Proseguo velocemente per il tratto iniziale sino alla prima strettoia situata alla profondità di 12 metri, mi fermo, sgancio le bombole laterali e le dispongo davanti a me; con l’aiuto delle braccia mi trascino avanti, sento il bibombola sulla schiena sfregare contro il soffitto, mentre spingo avanti le bombole laterali; dopo qualche metro sono oltre la strettoia, riposiziono il materiale e proseguo.
A 50 metri dall’ingresso sono alla prima sala, sul lato destro c’è del materiale di frana, preferisco quindi spostarmi dalla parte opposta, continuo a seguire la sagola, risalgo sino a 6 metri e da qui l’andamento è di nuovo orizzontale.
Ora la progressione è più difficile a causa di massi di crollo che ostacolano il passaggio, scendo di nuovo sino a 9 metri e finalmente la galleria si allarga, ecco l’ancoraggio di Davide, la distanza massima raggiunta nella precedente immersione, attacco ora il nuovo filo e procedo.
Osservando attentamente per la prima volta questo tratto di grotta mi accorgo che sono presenti delle sagole, intuisco quindi che qualcuno ha già raggiunto i 120 metri dall’ingresso, poco oltre le sagole scompaiono e l’unico filo presente è il mio.
Non nascondo l’emozione di essere il primo uomo a varcare questi ambienti vergini, ma devo rimanere concentrato e prestare la massima attenzione all’ambiente e alla prosecuzione dell’immersione.
Mentre avanzo, comincio a sentire una forte corrente che mi spinge indietro, capisco che sto raggiungendo un ambiente aereo, sento il cuore battere forte, mille sensazioni si fanno strada dentro di me.
Raggiungo una seconda sala, all’interno un camino stretto, mi ci infilo, lo risalgo fino alla profondità di 2 metri, poi una breve galleria orizzontale ed ecco un turbinio di bolle: l’uscita.
Mi aggrappo a dei massi per uscire, le mie luci sono le prime ad illuminare questo ambiente rimasto inesplorato per migliaia di anni. Attendo alcuni secondi prima di togliere l’erogatore: l’aria è respirabile fortunatamente!!! La sala è stretta ed alta, dall’alto scende violento un getto d’acqua.
Decido di non proseguire il tratto aereo, credo che il risultato di oggi sia sufficiente, tornerò tra qualche settimana con Davide per procedere nell’esplorazione, fare la topografia ed alcune fotografie.
Il rientro è veloce e tranquillo, mentre la mia mano scorre sul filo, ricontrollo gli ancoraggi e recupero le bombole.
Dopo cinquanta minuti riemergo, sono felice e soddisfatto del risultato, dopo quindici anni di tentate esplorazioni da parte di diversi speleo subacquei sono il primo ad essere riuscito in un’unica immersione a raggiungere il sifone aereo.
Ringrazio Il Comune di Pisogne, il CAI e Roberto Zilioli per avermi dato la possibilità di esplorare questo magnifico ambiente, mia moglie Nadia per avermi incoraggiato sempre e gli amici del LOTALOTASUB per il trasporto del materiale.
Ringrazio infine Luigi Casati, amico e istruttore insostituibile per avermi avvicinato anni fa al fantastico mondo della speleologia subacquea.
Luca Pedrali
Seconda esplorazione 10/07/2010
La Sorgente Tufere o Govine (13Lo) si apre appena dentro un grosso antro sopra l'abitato di Govine(Pisogne)
Per i lavori di captazione è stata creata una grossa vasca, alla cui base sul lato sinistro (idrografico)apre l'ingresso della grotta.
Appena entrati, il sifone sprofonda a dieci metri di profondità con un’inclinazione di circa sessanta gradi. Bisogna prestare attenzione ai massi presenti sul fondo per non farli rotolare alla base dello scivolo. Qui si ha accesso a una piccola sala, circa tre metri di larghezza per uno e mezzo di altezza.
Proseguendo incontriamo il primo di una serie di restringimenti e strettoie che caratterizzano questo primo tratto allagato della grotta. Una volta superato, una breve galleria, in parte ingombra di massi, si restringe sempre più, dando inizio a un cunicolo di cinque metri, dove, con qualche contorsione, si riesce con un po’ di fatica ad avanzare e a sbucare in un ambiente notevolmente più comodo, profondo tredici metri. E’ questo il punto più profondo della grotta.
Dopo aver percorso un altro breve tratto di galleria, la grotta ruota su se stessa. Si risale un camino di sei metri che da accesso a una sala il cui fondo è per qualche metro sovrapposto alla galleria precedente. Siamo a cinquanta metri dall’ingresso e a cinque di profondità.
Ora la grotta riprende la direzione iniziale e torna a puntare 120° gradi, con una bella galleria di circa quaranta metri, interrotta a metà da un passaggio in frana che bisogna affrontare con molta attenzione per via di alcuni massi instabili. A novanta metri dall’ingresso la prosecuzione sembra ostruita da un grosso masso, ma sulla destra (idrografica) si trova un passaggio che scavalca l’ostacolo.
Una breve galleria in discesa da accesso a una sala il cui fondo si trova a meno nove metri, ma dove non vi è prosecuzione. Sul soffitto della sala uno stretto camino è l’unico passaggio possibile. Anche per l’acqua questa è l’unica via e così la corrente è in questo punto è particolarmente forte, tanto da doversi tirare con le braccia per avanzare.
A centoventi metri dall’ingresso si continua a risalire fino a un metro e mezzo di profondità in un cunicolo a condotta forzata che dopo altri venti metri termina e risale tra blocchi di crollo fino alla superficie. Ha così termine tra gli spruzzi e il forte flusso della cascata che lo alimenta, il sifone della sorgente Tufere, e inizia invece la grotta aerea.
Qui si trova una piccola nicchia, dove si può lasciare l'attrezzatura speleo-subacquea, facendo attenzione a raccoglierla e assicurarla il più possibile per evitare che la corrente la trascini via. L'ambiente finalmente aumenta di dimensioni, la grossa cascata che alimenta il sifone forma una grande esse e numerose concrezioni, principalmente stalattiti, si presentano sulla volta.
Per risalire la cascata bisogna superare prima un grosso masso incastrato tra le pareti proprio davanti al sifone e poi, con alcuni passaggi resi impegnativi dalla forza dell'acqua, si attraversa la cascata e si arrampicano gli ultimi metri che danno accesso a una grossa galleria, larga più di sei metri e alta quattro.
L'ambiente è dei più spettacolari, le pareti sono ricoperte di concrezioni, si avanza su di una grossa colata di calcite sfruttando delle piccole cenge a metà altezza, mentre il torrente scorre impetuoso sul lato opposto inforrandosi alla base della galleria. La forza dell'acqua durante le piene è testimoniata dal livello di erosione delle concrezioni; la galleria non ne presenta nella zona bassa e nei cinquanta/sessanta centimetri sopra il livello del torrente.
Si continua a risalire fino ad alcune rocce che creano uno sbarramento al corso d'acqua dando origine a un piccolo lago. L'acqua proviene da un piccolo meandro in netta salita, dove bisogna superare una selettiva strettoia per accedere alla prosecuzione della grotta. Qui la galleria torna di grosse dimensioni, ma il soffitto rimane basso a formare un grosso laminatoio. Si avanza direttamente nel corso del torrente facendosi strada tra i massi.
Dopo una ventina di metri le concrezioni occludono quasi completamente l'ambiente, un solo passaggio tra due colate di calcite creato dall'erosione dell'acqua da accesso all'ambiente più spettacolare della grotta: una grossa sala, dalla cui sommità scende un'impressionante cascata! Si riesce a risalirla per una decina di metri arrampicandosi sulle concrezioni ma poi un salto verticale di circa quindici metri ferma a oggi le esplorazioni.
Lo sviluppo totale supera i duecento metri e si guadagna un dislivello positivo di circa venti metri. In cima alla risalita la prosecuzione è già evidente, ma bisogna aspettare un periodo di secco (probabilmente in inverno) per tentare l'arrampicata e continuare l'esplorazione di questa bellissima grotta …
Davide Corengia-Luca Pedrali GGMIlano
Rassegna stampa
Esterno della sorgente e ambiente










































Interno della sorgente

























