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Logbook > 2009
Sorgente Cabouy - Francia regione del Lot
Francia, 23 agosto 2009
L'idea di esplorare Cabouy nasce gustando dell’ottima birra francese in compagnia di Gigi. Non conosco la grotta quindi comincio a cercare informazioni su un sito francese www.plongéesout.com. La cosa interessante è la possibilità di uscire in un'altra sorgente (Pou Meyssens) e di ritrovarsi in ambiente aereo direttamente in un bosco. La profondità non supera i 31 metri, ma è necessario percorrere circa 900 metri di progressione, moltiplicati per due visto che si ripete l’immersione per tornare al punto di inizio. Non essendo metrato il filo studio con attenzione la topografia per avere dei riferimenti sulle distanze percorse. Nei mesi scorsi ho fatto diverse immersioni con lunghe penetrazioni, ma questa volta sarò completamente solo e la distanza da percorrere è piuttosto elevata. Dedico parte del pomeriggio a preparare le attrezzature necessarie.
Utilizzo il mio Megalodon, una bombola 20l trimix 18/50 carica a 250 bar di pressione, una 10l aria 250 bar ed un trimix 36/30 sempre 250 bar. Sul casco ho montato due faretti 50 watt HID ed un faretto da 1 watt con 30 ore di autonomia, mentre a mano utilizzo una doppia torcia 300 watt a led. Decido di non utilizzare il propulsore subacqueo Aquazepp per poter godere a pieno la bellezza di questa grotta, mi affiderò unicamente alle mie gambe che negli ultimi mesi ho allenato costantemente correndo ogni giorno per alcuni chilometri.
L’indomani partiamo in direzione Rocamadour, prima di raggiungere il sito di immersione facciamo tappa in un campeggio dove alloggiano degli speleosubacquei amici di Gigi, ai quali chiediamo informazioni sulla grotta, compresa la possibilità di riemergere nell’altra sorgente. Le risposte positive sono incoraggianti e psicologicamente il loro entusiasmo mi carica. Giunti alla sorgente i ragazzi mi aiutano nel trasporto del materiale e nella vestizione, qualche scambio di opinioni con il maestro e sono in acqua.
Al centro del laghetto scarico la muta e mi lascio sprofondare giù, l’acqua è torbida, riesco a malapena a veder il led sul boccaglio. Dopo alcuni metri scorgo l’entrata della grotta, il fondo è una franata di ghiaia molto fine, scendo fino alla profondità di 30 m e proseguo orizzontale. Le dimensioni della cavità sono talmente grandi che fatico a vedere le pareti laterali. Il fondo è liscio, non vi sono massi di crollo. Arrivato a 22 metri di profondità capisco di aver percorso circa 300 metri, continuo a pinneggiare mantenendo il filo alla mia destra.
Comincio lentamente a risalire fino a raggiungere 3.5 metri, ricordando la topografia dovrei essere a 600 metri dall’ingresso. La conformazione della grotta cambia: l’altezza si riduce dai 7 metri a 3 metri e sul fondo ci sono scallops. Una franata di sassi mi accompagna ai -21 ma ad un tratto trovo un bivio di sagole, mi fermo, ragiono sul da farsi e poi prendo la mia decisione: vado a destra ed attacco un elastico per il ritorno.
La direzione è giusta, la seconda sagola si ricongiunge infatti al filo principale, attacco un nuovo elastico e vado avanti. La profondità si mantiene tra i 16 e i 18 m, la visibilità comincia invece a peggiorare, potrebbe significare che sono vicino all’uscita. Stimo di essere a circa 900 metri dall’ingresso, infatti trovo un nuovo bivio di sagole. Su un filo c’è una freccia rossa: ci sono, è l’uscita!
Afferro il filo, la profondità si riduce fino a raggiungere i 10m, non si vede più niente, sono letteralmente immerso nel latte; avanzo impaziente ed ad un tratto sbuco all’aperto: eccomi a Pou Meyssen!!!
Sono contentissimo, sembra un sogno. Mi rilasso alcuni minuti e mi reidrato bevendo alcuni sorsi d’acqua dalla bottiglia che ho portato. Durante il rientro capisco ad ogni cambio di profondità dove mi trovo, condizione mentalmente importante per gestire al meglio l’immersione e lo stress.
Ritrovo gli elastici fissati alla cima durante l’andata. Nonostante la stanchezza pinneggio più velocemente, infatti il ritorno mi sembra molto più breve, sono impaziente di trovare la bombola nitrox che Gigi mi ha portato a 200 metri. Nel buio totale vedo dei faretti avvicinarsi: è Simone che mi raggiunge impaziente per sapere se è tutto ok! Lo rassicuro e rientriamo insieme recuperando la bombola.
Sono passate due ore, una volta uscito ricevo i complimenti di Gigi, vengo aiutato nel recupero dell’attrezzatura da Giorgio, Cristina e Simone e poi via a vedere questo ingresso di Pou Meyssen.
Luca Pedrali































