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Sorgente Lacca delle Bobbia - novembre 2009
Sono le 10 del mattino quando raggiungiamo la sorgente Lacca della Bobbia. Parcheggiate le macchine cominciamo a prepararci. Davide ed io saremo i primi a entrare, seguiti da Luca; a chiudere il gruppo Virginia e Stefano. Roberta ci aspetta fuori in compagnia della sua copertina … giusto per schiacciare un pisolino durante l’attesa!!!
Camminiamo lungo il sentiero fino all’ingresso ed attorno alle undici siamo in acqua. Superiamo velocemente il primo sifone, lungo 70 metri e profondo quattro. Il livello dell’acqua è più basso del solito quindi ci sono diversi metri in più di post sifone da percorrere. Usciti dall’acqua moschettoniamo le pinne su un fianco e cominciamo a camminare lungo il tratto aereo di 50 metri. La prima parte si oltrepassa piuttosto facilmente, ma raggiunta la lunga strettoia il tutto si fa più complicato.
Davide, essendo un esperto speleologo, oltre che un bravissimo subacqueo, mi consiglia le posizioni migliori per superare i tratti più stretti e difficili. Finalmente raggiungiamo il secondo sifone, Luca arriva poco dopo. Aspettiamo Virginia e Stefano per una ventina di minuti, dopodiché Davide si toglie l’attrezzatura e ripercorre a ritroso il sifone per raggiungerli. Hanno deciso di non proseguire, quindi Davide si riveste ed entra in acqua. Il passaggio è piuttosto stretto, attendo alcuni secondi poi scivolo in acqua anch’io. Il tratto è lungo circa 100 metri e profondo dieci. All’uscita del secondo sifone aspettiamo l’arrivo di Luca e poi proseguiamo nel terzo lungo 50 metri e profondo 10.
Questa volta passo io davanti, e Davide ne approfitta per scattarmi alcune foto. Usciti dal terzo sifone l’ambiente si fa più grande. La galleria da percorrere ha uno sviluppo di circa 500 metri, alcuni punti realmente molto impegnativi da superare. Spesso non ci sono appigli e devo rimanere sospesa tra le due pareti poggiando la schiena su una parete e i piedi sull’altra. Il tutto sarebbe meno complicato se non avessimo l’attrezzatura addosso: bibombola sulla schiena, batteria, pinne ecc … talvolta il passaggio è talmente stretto che devo spostare il pacco batteria su un fianco schiacciando il viso contro la roccia per riuscire a superare il meandro. In un passaggio molto difficile Luca scivola in un crepaccio per oltre 4 metri, ma fortunatamente non si fa nulla. Dopo circa un’ora raggiungiamo il quarto sifone allagato e già sentiamo il fragore dell’acqua. Facciamo una sosta per bere e mangiare una barretta energetica, la fatica ci ha tolto le forze! Essendo breve scegliamo di superarlo senza pinne, l’uscita è piuttosto difficoltosa, quindi è meglio aver già disposto il materiale sull’imbrago per essere agevolati nell’arrampicata. Uscita dall’acqua mi ritrovo in una stanza enorme, l’acqua corre veloce sulla parete creando una cascata. Facendomi forza con braccia e gambe salgo la prima parte della parete; arrivata su un piano orizzontale decido di fermarmi mantenendo le forze per il rientro.
Luca e Davide risalgono la cascata, superano un laghetto dove una strettoia li costringe a togliere l’attrezzatura. Raggiungono Il quinto sifone dopo aver percorso 150 metri. La massima profondità è di 25 metri per 120 circa di progressione. Davide stende il filo visto che il vecchio è rotto. Arrivati nel tratto aereo all’ingresso del sesto, esplorato ad oggi solo per circa 20 metri da Luigi Casati e J.J.Bolanz, decidono di rientrare, le scorte d’aria non sono sufficienti per svolgere l’impresa in totale sicurezza.
Nell’attesa io mi siedo su dei sassi, spengo le luci e sono avvolta dal buio completo. L’acqua fa un rumore pazzesco, mi disturba, ma devo aspettare il rientro dei ragazzi. Ammazzo il tempo cantando a squarciagola il peggio della musica italiana, fortunatamente il forte rumore dell’acqua soffoca la mia voce…non sono Mina, purtroppo!!! Non ho un orologio, quindi mi affido al mio intuito, credo sia passata almeno un’oretta e mezza. Accendo un faretto, tolgo l’attrezzatura e risalgo la cascata per andare a vedere se i ragazzi stanno rientrando. Una volta in cima compaiono le luci del caschetto di Davide,quindi scendiamo e scattiamo alcune foto per immortalare la discesa di Luca. In effetti, sono passate poco meno di due ore. Nonostante il freddo ho mantenuto una buona temperatura corporea.
Ci rimettiamo l’attrezzatura, superiamo il quarto sifone e una volta di là ci prendiamo un attimo di pausa per recuperare le forze con una barretta energetica. Dopo pochi minuti siamo pronti, sono ormai le 15:30 e vorremmo uscire prima dell’imbrunire. Davide è sempre davanti a dare consigli e indicazioni per superare al meglio i tratti difficili, mentre Luca sta dietro di me pronto ad aiutarmi in caso avessi problemi. Quando raggiungo il terzo sifone mi butto in acqua. Finalmente posso rilassare i muscoli e la schiena, portare l’attrezzatura per lunghi tratti aerei è veramente faticoso!!!..qualche passo e siamo nel secondo sifone. Mi si rompe un lacciolo della pinna, la sistemo alla meglio con un elastico per superare il sifone più stretto. L’uscita è difficoltosa, mi fermo alcuni minuti per riprendere le forze. Oltrepasso la strettoia con non poche difficoltà, e poi in acqua per superare l’ultimo sifone allagato che ci porterà all’uscita. Percorriamo il breve sentiero che ci porta alla macchina e cominciamo a sistemare l’attrezzatura.
Sono le 17:00, siamo rimasti in grotta per circa sei ore. Il fango, la pipì…con la muta umida è concesso farla senza togliere la muta, mi fanno venire una gran voglia di doccia. Tolgo la muta ed in costume entro nel torrente a lavarmi, sotto gli sguardi sconvolti di Davide e Luca che si chiedono come io faccia il primo di novembre a non morire assiderata!!!Sistemato tutto saliamo in macchina e rientriamo a casa pienamente soddisfatti dell’impresa compiuta: 1100 metri di progressione totale e una gran voglia di tornare ed esplorare anche il sesto sifone!
Nadia Bocchi
Vorrei ringraziare Luca per avermi coinvolto in questa fantastica impresa, complimentarmi con Davide perché oltre ad essere un ottimo subacqueo e speleologo è una bellissima persona ed infine un grazie al mio teacher di sempre, Gigi Casati, per avermi insegnato ad accedere in totale sicurezza in questi ambienti meravigliosi.
































