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Logbook > 2006
Casse di armi in fondo al lago
Desenzano (BS) - Un gruppo di sommozzatori ha individuato al largo di Punta Vò un arsenale tedesco.
Risalgono al periodo della RSI. Si sta programmando il recupero.
Sulle sponde del lago di Garda si è scritta la storia, e gli edifici, da quelli più suntuosi a quelli che dicono delle vicende del vivere quotidiano, le botteghe, le case dei pescatori, le villette del boom turistico e urbanistico degli ultimi decenni ce la raccontano.
Ma, oltre che sulla terraferma, alla luce del sole, una gran fetta di storia abita il buio dei fondali, è ancora imprigionata nelle acque del lago e lì vi resta per chissà quanto, fino a che qualcuno non la <<scopre>>. E’ stato proprio così – solo per rimanere alla storia più recente, per le sedici bombe a mano, risalenti al primo conflitto mondiale, rinvenute a Portese e per gli ennesimi relitti, rinvenuti al largo di Punta Vò a Desenzano.
Questa volta si tratta, a quanto pare, di un vero e proprio arsenale imprigionato tra le acque del lago, tanto che, ad oggi, nonostante numerose immersioni, il materiale non è ancora quantificabile con esattezza. Sono reperti bellici di matrice tedesca, come si capisce dalla lingua delle scritte sulle casse ancora integre che li contengono, risalenti alla seconda guerra mondiale. Materiale di vario tipo: munizioni – mine – proiettili, ecc.
Il numero esatto non si può ancora sapere, perché il fondale in quella zona è fangoso e molto materiale potrebbe essere sprofondato e, quindi, ancora nascosto alla vista. E’ certo, comunque, che oltre a reperti sparsi ci sono ancora casse integre contenenti munizioni. I reperti si trovano a 300/400 metri circa dalla riva, ad una profondità che va dai 15/20 metri fino ai 45/50 metri distribuiti su una superficie di lago che si estende per circa 1000 metri quadrati.
A fare la scoperta sono stati, all’inizio dello scorso novembre, un gruppo di amici esperti subacquei che fanno parte dell’associazione sportiva “LOTA LOTA SUB” di Castelcovati (BS). Si tratta di Luca PEDRALI – Ignazio ZODA – Mario COCCOLI – Sergio GUERRA – Lorenzo CAIOLA - Flavio REBECCHI e Massimo RUGGERI. I sub hanno effettuato anche altre immersioni per cercare di quantificare il numero di munizioni, e si sono fatti aiutare per le riprese dal video-operatore subacqueo Alberto Penna.
Naturalmente si sono già mobilitate anche le forze dell’ordine per procedere al recupero del materiale bellico. Il sindaco di Desenzano ha provveduto con apposita ordinanza, a delimitare la zona in cui sono presenti i reperti con delle boe, vietando il transito alle imbarcazioni. Gli artificieri dell’Esercito, con i sommozzatori della Marina Militare e la Guardia di Finanza, hanno già effettuato una perlustrazione nella zona valutando, in sintonia con la Prefettura, come e quando procedere alla bonifica. Data la grande quantità di materiale presente sul fondale potrebbe trattarsi di un lavoro molto lungo, anche, si può ipotizzare, di qualche settimana.
Il perché di una concentrazione così alta di munizioni in quella zona, è la stessa storia a dircelo. Su alcune delle casse ancora integre, leggiamo infatti la data “1942”. Potrebbero dunque essere finite nel lago quell’anno o più probabilmente, all’epoca della RSI, tra l’8 settembre 1943 ed il 25 aprile 1945. La Repubblica fascista, come noto, aveva sedi istituzionali in diversi luoghi del Garda.
Le munizioni giungevano dalla Germania, tramite la linea ferroviaria, fino a Desenzano, da dove venivano smistate verso i punti nevralgici della RSI, come Salò e Gardone mediante l’utilizzo di imbarcazioni che, via lago, potevano raggiungere più agevolmente i paesi da rifornire. Potrebbe essere accaduto che i partigiani da terra, o le forze alleate dal cielo con gli aerei, abbiano affondato una o più imbarcazioni che trasportavano le munizioni tedesche e che il carico si sia rovesciato nell’acqua.
Rassegna stampa.